Sito Archeologico di San Massimo

sito archeologico di san massimo

Il sito archeologico di San Massimo si trova ai piedi del Matese, in provincia di Campobasso. In questo articolo vi parlerò di una nuova scoperta archeologica.

Il sito, oggetto di indagine archeologica stratigrafica, lo abbiamo individuato durante i lavori di archeologia preventiva per la realizzazione del metanodotto Busso – Paliano SGI. L’area ricade nel comune di San Massimo (CB), nell’elemento n. 405101 della CTR 1: 5.000 e nella tavoletta I.G.M. al 25.000, III° NO – Bojano, Foglio n. 162 (Campobasso) del Quadro d’Unione d’Italia al 100.000.

Sito archeologico: collocazione del sito archeologico

Il sito archeologico di San Massimo si colloca in una valle alluvionale a una quota di ca. 509 m. s.l.m., a breve distanza dal Rio Bottoni, a N della statale 17 che conduce a Isernia. La zona è situata alle pendici settentrionali dei monti del Matese e il territorio è costituito da un nucleo geomorfologico più antico. Le sue caratteristiche sono le seguenti:

  • è fondato sul rilievo carbonatico, elevato di circa 230 m rispetto al piano sottostante;
  • inoltre è formato da un nucleo più recente, collocato immediatamente ai piedi del rilievo carbonatico;
  • rileviamo ancora un centro moderno e contemporaneo che si estende su depositi quaternari della piana.

In particolare, il bacino che sottende la piana occupata dall’abitato moderno e contemporaneo, è colmato da depositi lacustri e fluvio-palustri del Pleistocene-Olocene. Qui si intercalano, a diversi livelli stratigrafici, depositi piroclastici. La geomorfologia e l’orografia di leggero declivio dell’intero territorio limitrofo escludono fenomeni di alterazione superficiale e, di conseguenza, conferiscono ai terreni interessati, già pianeggianti, ottime condizioni di stabilità superficiale anche sotto il profilo paesaggistico.

Tuttavia tale condizione caratterizza una stratigrafia diversificata e strati alluvionali depositati, che potrebbero incidere sulla reperibilità del materiale archeologico posto a una quota molto bassa rispetto al piano di campagna.

Strutture del sito archeologico di San Massimo

Il sito archeologico di San Massimo è caratterizzato da due strutture riportate alla luce. Sono collocate entro un’area di dimensioni pari a 90 x 7 m, con orientamento E-W, e sigillate da ca. 2 m di terreno alluvionale privo di materiale di natura antropica. La profondità del sito, la potenza dei depositi alluvionali, che ne hanno preservato l’integrità, e il livello dell’acqua di falda (che ha permesso di mantenere alcuni dei suoi elementi strutturali lignei in una ideale condizione di umidità) hanno permesso di rinvenire in un ottimo stato di conservazione questo insediamento. In particolare, le indagini hanno permesso di rilevare la presenza di due edifici che sembrano tra loro isolati strutturalmente.

Settore Orientale

Nel settore orientale dell’area di scavo si colloca la struttura costituita da un solo ambiente a pianta rettangolare (5,50 x 3,30 m.) con un alzato di ca. 2 m. A quasi 45 m in direzione W da quest’ultima rinviene un’ulteriore struttura abitativa. In essa sono messi in luce due macro ambienti a pianta rettangolare, longitudinalmente connessi e orientati E-W, i cui limiti proseguono oltre l’area indagata in senso N-S. Tuttavia la superficie scavata (che comprende uno spazio complessivo di 700 mq) e le caratteristiche degli elementi strutturali e archeologici rinvenuti negli interventi del 2013 e del 2014, farebbero ipotizzare un grande complesso edilizio a carattere rurale, connesso al sistema insediativo del territorio e della viabilità di epoca romana.

Struttura Orientale

La struttura orientale è la prima evidenza rinvenuta durante lo scavo della trincea e si situa a circa 63 m dalla strada comunale Limata. Si tratta di una struttura muraria chiusa su tre lati e aperta sul lato N, con una superficie di 18 mq, orientamento N-S, e conservata per una lunghezza complessiva di circa 5 m. Le unità murarie, di diversa tecnica edilizia, contrassegnano differenti fasi della vita dell’edificio: opera quadrata (grossi blocchi parallelepipedi sbozzati e talvolta lisciati, larghi tra i 54 e i 62 cm) e opera incerta (ciottoli legati da una malta di calce molto compatta). Il piccolo saggio effettuato all’interno ha permesso di evidenziare almeno tre fasi relative ai vari rifacimenti delle murature, con riduzione dello spazio interno e successivo innalzamento dei livelli di calpestio tramite colmature in ciottoli e terra, intervallate da sottili strati di sedimenti alluvionali.

L’esigua quantità di ceramica rinvenuta non ha permesso di datare in modo specifico le fasi di vita di questi ambienti, in cui si possono riconoscere tuttavia modifiche della destinazione d’uso, restauri, integrazioni e altri interventi antropici. Il termine post quem è dato da una moneta relativa alla famiglia di Costantino rinvenuta nei livelli ultimi di frequentazione della struttura (prima metà del IV sec. sec. d.C.).

Settore Occidentale del sito archeologico di San Massimo

Il complesso occidentale (ambienti 1,2) ospita un edificio di notevoli dimensioni. Le cui fasi più antiche, studiate finora, sembrerebbero riferirsi all’età repubblicana o tardo-repubblicana, mentre le più recenti si collocherebbero al tardo IV secolo d.C. In tre periodi e attraverso diverse fasi edilizie, dunque, il carattere produttivo/abitativo della struttura si sarebbe profondamente modificato.

Tecniche edilizie del sito archeologico di San Massimo

In riferimento alle tecniche edilizie impiegate, i materiali utilizzati per innalzare i paramenti sono simili a quelli dell’edificio orientale. In particolare ciottoli, lastre calcaree, blocchi squadrati e malta, sia di calce, sia sabbiosa. Si può ipotizzare che la massima evoluzione planimetrica degli ambienti indagati sia da datare alla piena età imperiale (II-III sec. d.C.). Inoltre, una fase precedente oscillante tra l’età repubblicana e il primo periodo imperiale. Infatti la stessa è attestata dalla presenza di ceramica a vernice nera, frammenti in sigillata italica, oltre che anfore e monete di età giulio-claudia.

All’ultima fase abitativa deve essere seguito un utilizzo meno strutturato degli ambienti. Da qui le dimensioni dei vani che si riducono con la realizzazione di setti divisori che creano nuovi spazi, con focolari realizzati sui livelli di crollo di prima e seconda fase. Le ultime fasi di frequentazione sono documentabili su base cronologica attraverso la presenza di diverse tipologie di materiali. Tra le più rappresentative ricordo la terra sigillata africana di II-III sec. d.C., un sesterzio di Gordiano III (238-244 d.C.). Mentre, per le ultime fasi, diverse monete di Costantino I e Costantino II (inizio della seconda metà del IV sec. d.C.). Invece per l’ambiente a pianta rettangolare posto a S (ambiente 1) l’abbandono definitivo è per ora attestato da una tomba. Inoltre focolari e alcune buche di palo che dovevano formare, insieme alle parti in muratura ancora visibili, strutture appartenenti a una diversa tipologia insediativa.

Ambienti

Gli ambienti 1 e 2 presentano dei muri la cui lunghezza è pari a ca. 23 m, con orientamento E-W, che racchiudono una superficie complessiva di ca. 250 mq.

L’ambiente 1, largo 5 m, racchiude una superficie totale di 124 mq e presenta ingressi posti sui lati lunghi nel tratto centrale. L’ambiente 2, largo circa 4 m, è identificato come portico-cortile aperto nella parte centrale. Circoscrive uno spazio di ca. 126 mq, l’accesso al quale, nell’ultima fase, era posto nel tratto E. Il passaggio tra gli ambienti 1 e 2 era garantito da un’apertura nella porzione centrale del muro divisorio.

Dell’ambiente 1 è indagata buona parte del settore orientale e una piccola fascia evidenziata da saggi di approfondimento nel settore occidentale. Qui di seguito una sintesi dei periodi che caratterizzano la frequentazione del complesso abitativo occidentale (ambienti 1, 2).

Periodo 1

Al periodo 1 è ascritta una piccola vasca di ca. 4,8 mq. La stessa è rivestita da pavimento in cocciopesto, affiancata da un ambiente non del tutto indagato nel suo perimetro. Le unità sono localizzate nel settore centrale dell’ambiente 2, a pochi centimetri dal piano pavimentale. Associati a esse sono i livelli antropici, che hanno restituito materiale a vernice nera e alcuni frammenti di sigillata italica.

Periodo 2

Nel periodo 2, obliterati i livelli di prima fase, vi sono le strutture che definiscono i muri perimetrali. In opera incerta gli ambienti 1 e 2 (costituiti da blocchetti calcarei posti su filari regolari e malta grigio-bianca molto consistente). A questo periodo sono ascrivibili:

  • la costruzione del pilastro centrale in laterizi posto nella porzione centro settentrionale dell’ambiente 2;
  • l’innalzamento dei livelli di frequentazione, contestuale a pesanti ristrutturazioni e rifacimenti di questo settore del complesso (sono inoltre da attribuire alcune ricuciture praticate in egual modo sui muri degli ambienti 1 e 2);
  • l’addossamento del muro che circoscrive a S l’ambiente 2 a un muro “di mantenimento”, realizzato mantenendo lo stesso accesso;
  • la realizzazione di un forno nell’ambiente 2, addossato al muro W dello stesso.

Associate ai livelli di seconda e terza fase (periodo 2) vi sono le ceramiche fini da mensa prodotte in terra sigillata africana. Inoltre ho rinvenuto alcune monete e materiali compresi in un arco cronologico che va dalla fine del I alla fine del II sec. d.C. A questo periodo corrispondo profonde modificazioni strutturali, alle quali sono associate attività agricole attestate dalla presenza di attrezzi e pesi.

Periodo 3

Il periodo 3 è caratterizzato dal rifacimento dei muri alla stessa altezza. Inoltre ho evidenziato un ulteriore innalzamento dei piani di calpestio, oltre che la riduzione degli spazi e degli ambienti. Infatti l’ambiente 1 è diviso da un muro in ciottoli, da buche di palo all’interno. Mentre le strutture sono dotate di focolari, di piani di lavorazione e di piani da cucina.

All’ultimo periodo è associata una tomba che taglia il muro divisorio dell’ambiente 1 e poche attività di vissuto quotidiano, documentate da materiali archeologici quali monete e ceramica da mensa che rientrano in un range cronologico che va dalla fine del III all’ultimo quarto del IV sec. d.C.

A partire dalle attività e dai dati forniti dai materiali archeologici rinvenuti, deduciamo che il complesso è probabilmente utilizzato tra fine II/inizi I sec. a. C. e IV secolo d.C.. Vi sono almeno 7 fasi contraddistinte da attività edilizie e di parziale abbandono/defunzionalizzazione. Durante queste fasi l’impianto planimetrico originario e la destinazione funzionale degli spazi subiscono profonde modifiche.

Periodo 4 e 5

Si può ipotizzare che la massima evoluzione planimetrica della villa sia da datare alla piena età imperiale (II-metà III sec. d. C.) A questa fase edilizia ha fatto seguito la realizzazione di nuovi ambienti con focolari che sigillano quelli sottostanti delle prime fasi di vita. Riscontriamo, ancora, una continuità di frequentazione della struttura. Infine la stessa è definitivamente abbandonata nel periodo 5.

L’ultima frequentazione del sito (periodo 4) è testimoniata nel settore occidentale del complesso da alcune buche di palo. Esse testimoniano, insieme alle parti in muratura ancora visibili, un cambiamento nell’edilizia abitativa.

Destinazione d’uso

A livello macroscopico, la destinazione d’uso degli ambienti della struttura occidentale, nelle diverse fasi si presenta uniforme nelle caratteristiche funzionali. Esse sono legate ad attività settoriali lavorative e domestiche che persistono nelle diverse fasi cronologiche, nonostante i cambiamenti nell’ubicazione e nella localizzazione degli ambienti. Il sito di San Massimo documenta perfettamente una continuità abitativa dello spazio. La presenza di una sepoltura la ricolleghiamo probabilmente a un uso estemporaneo delle immediate adiacenze di uno degli ambienti della struttura occidentale.

Evidenze Antropiche del sito archeologico di San Massimo

Di particolare interesse sono le evidenze antropiche del periodo imperiale. Tuttavia risultano essere quantitativamente ridotte rispetto ai materiali tardo-imperiali e tardo-antichi.

Proprio durante questo periodo, infatti, in molti settori di impianti rurali quali ville, mansiones/stationes, si producono importanti trasformazioni. In particolare nell’organizzazione planimetrica quanto nella destinazione funzionale dei singoli spazi, malgrado i siti conservino le proprie caratteristiche rurali.

In questo caso specifico i siti sono rasati e poi innalzati i livelli di calpestio o rasati i livelli di frequentazione imperiali. Inoltre, all’interno del sito archeologico di San Massimo, vi è:

  • l’inserimento di nuovi piani d’uso in battuto,
  • apprestamenti di tipo idraulico,
  • buche di palo,
  • muri di compartimentazione o sepolture.

I dati acquisiti in seguito alle indagini archeologiche contribuiscono a inserire un ulteriore tassello nel quadro complessivo delle evidenze antropiche e delle fasi di popolamento del territorio in esame.

Per saperne di più sul sito archeologico di San Massimo, non esitare a leggere i seguenti articoli, a corredo delle informazioni da me fornite:

Non esitare a scrivermi per qualsiasi ulteriore informazione: Archeologa Isabella Muccilli. Ti informo, comunque, che a tutt’oggi il sito è ricoperto e non è fruibile. Pertanto, con molto dispiacere, devo comunicare che non è visitabile.

Foto Gallery

Qui di seguito un mini report fotografico e mappe che ho creato per mostrarti i vari rinvenimenti archeologici.

2 pensieri su “Sito Archeologico di San Massimo

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